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Varie ed Eventuali

CivisCamp, disegnamo insieme la pubblica amministrazione di domani!

Faenza, 10 Aprile 2010
CIVISCAMP
il  barcamp tematico dedicato al rapporto fra nuove tecnologie e pubblica amministrazione.


Il barcamp è una “non conferenza”, un evento in cui alcune delle classiche regole dei normali meeting vengono stravolte; il barcamp è una conferenza collaborativa, in cui gli stessi partecipanti possono proporre argomenti, dove chiunque può “salire in cattedra”, allo scopo di favorire il libero pensiero, la curiosità, la diffusione dei temi trattati.
Nel barcamp non esistono gerarchie, non c’è l’ospite di riguardo da trattare coi guanti: tutti hanno lo stesso diritto di confrontare le proprie idee con i partecipanti.

Abbiamo pensato che questa fosse la forma migliore per trovarci e raccogliere le idee attorno a un tema complesso e assai sentito: la Pubblica Amministrazione, soprattutto nelle realtà medie e piccole, potrebbe trarre grande beneficio dall’adozione degli strumenti forniti dal progredire rapido delle nuove tecnologie; purtroppo questo processo di aggiornamento è ostacolato dalla scarsa cultura e da resistenze spesso difficilmente giustificabili.

Esistono comunque tante realtà virtuose, tanti esempi di come le nuove tecnologie possano realmente aiutare le piccole e medie PA, e quindi il cittadino, con il concreto risultato di contenere le spese, aumentare la trasparenza, gestire in maniera efficace la comunicazione interna ed esterna.

Da qui parte l’idea del CivisCamp, un barcamp informale ma ricco, dedicato a professionisti, esperti, funzionari, politici ma anche e soprattutto semplici cittadini; CivisCamp si terrà sabato 10 aprile presso il Clandestino, storico locale faentino, dalle 9 mattina alle 18 di sera.
La location non deve meravigliare: lo spirito del barcamp passa anche attraverso la scelta di luoghi inconsueti, che abbiano la capacità di stimolare la socialità e il libero scambio di idee; questo non pregiudica certo la qualità degli interventi, semmai la amplifica.

Cosa succederà in concreto il 10 aprile? Ci si incontrerà, si discuterà, si ascolteranno storie ed esperienze, si proporrà la propria visione, il proprio progetto. Un vero momento di confronto, lontano dai luoghi e dai modi istituzionali; parleremo di web, di formazione, di software libero, di strumenti di comunicazione e condivisione.

L’evento è assolutamente gratuito (è consigliabile la segnalazione della propria presenza ed eventualmente della volontà di tenere un intervento su http://civiscamp.eventbrite.com), ci sarà la possibilità di pranzare in loco; tutte le informazioni aggiornate possono essere reperite all’indirizzo http://www.civiscamp.org, blog che raccoglierà il materiale relativo a tutti gli interventi che si terranno il 10 aprile.

L’invito dunque è semplice: partecipare e mettersi in gioco. E’ un invito esteso a cittadini, professionisti delle nuove tecnologie, politici e funzionari, associazioni…

CivisCamp, tentiamo di disegnare insieme la pubblica amministrazione di domani.

Comitato organizzatore “CivisCamp”

Official hashtag #civiscamp
mobile 3479240543

Avevo intenzione…

Avevo intenzione di scrivere, come d’uso, un post di fine anno. Poi ho desistito. Vorrà dire che scriverò un post d’inizio anno.

Partiamo dalla politica locale, che negli ultimi mesi ha tenuto banco da queste parti. Ci sono state le primarie (PD, centrosinistra? il dubbio permane), sono andate come qualcuno non si aspettava che andassero. Ha vinto l’”outsider” Malpezzi. Outsider centrista “sociale”, con forti spinte cooperativistiche; molti, compreso il qui presente, nutrivano forti dubbi, proprio in merito agli “sponsor” che hanno spinto Malpezzi in questa campagna elettorale.

Però… però Malpezzi ha saputo convincere, riuscendo a fare quello che il candidato ufficiale PD si è rifiutato anche solo di pensare, cioè una coerente analisi della situazione faentina, evidenziando i problemi e cercando di proporre (per ora sulla carta) alcune soluzioni, decisamente vicine al pensiero dell’elettorato.
Malpezzi ha il merito di aver affrontato la campagna elettorale senza quell’arroganza da vincitore predestinato che invece ha pervaso l’intera campagna di De Tollis; inoltre Malpezzi ha saputo (piuttosto scaltramente) smarcarsi da alcuni temi caldi così cari ad alcuni dei suoi sponsor, in primis la questione termovalorizzatori: visto che sicuramente la Caviro ha avuto un peso non indifferente nella candidatura Malpezzi, tutto ci si aspettava fuorché una dichiarazione netta e precisa contro nuove “caldaie” sul territorio (vista nel faccia a faccia su Tele1 Faenza).
De Tollis ha avuto l’appoggio di praticamente tutta l’intellighenzia culturale faentina; appoggio a mio parere piuttosto miope, ma certamente motivato dalla volontà di continuità nella politica culturale comunale.

In questi dodici anni abbiamo assistito al consolidamento acritico delle posizioni di alcuni enti e persone, che di fatto hanno fatto il bello e il cattivo tempo nella cultura faentina, facendo bene molte volte, ma combinando grossi disastri tante altre (ad esempio la questione FAC…); sicuramente, che diventi Malpezzi sindaco o meno, le cose in questo campo son destinate a cambiare pesantemente (speriamo in meglio…).
Di fatto l’elettorato di centro sinistra del PD faentino ha dato un segnale davvero forte, che ancora una volta penalizza le scelte del partito.

Io non sono assolutamente favorevole alle primarie. Tutt’altro. Secondo me fare le primare per trovare il candidato sindaco del centro sinistra (PD?) a Faenza ha un solo significato: la sconfitta della politica, nel suo più alto significato. Il PD faentino non ha saputo e soprattutto voluto trovare al suo interno e con gli alleati una mediazione, una sintesi, ha completamente abdicato al suo ruolo, alzando le mani e gridando “Fate voi, che io non voglio sapere niente!”.

Questa non è democrazia, è semplicemente inettitudine al proprio ruolo.
Ovviamente rimane una mia considerazione.

Ma torniamo alle cose più facete: l’anno è finito, sono tornato a sciare dopo tredici anni, io e la mia adorata moglie abbiamo festeggiato il primo anniversario, e per l’occasione le ho regalato una Lomo Fisheye. Questi i primi risultati ^_^
A presto!

Della comunicazione elettorale locale

A Faenza siamo in pieno marasma da campagna elettorale (primarie centrosinistra – sic) e i candidati (Luca de Tollis e Giovanni Malpezzi) stanno sfoderando tutte le possibili armi, con risultati alle volte piuttosto comici.
Prendiamo ad esempio i due spot elettorali, pubblicati su facebook e youtube e programmati sulle tv locali:
Luca de Tollis

e Giovanni Malpezzi

Nel primo caso la realizzazione tecnica del video – riprese e montaggio – è di qualità sicuramente professionale; l’idea è la solita, trita e ritrita, tipica della comunicazione politica degli ultimi anni: i volti della gente, i lavoratori, tutti felici, la famiglia, etc etc etc. Un po’ “due palle” insomma. Un minuto e passa di spot senza fare un accenno anche solo minimo al proprio pensiero politico.
Potremmo definirlo “approccio emozionale”.
Una scelta discutibile, anche perché visto che sono primarie di partito/coalizione, si suppone che gli ideali, l’immaginario, “l’emozione” dei due candidati non sia poi così distante (entrambi per altro di area cattolica con famiglia numerosa).
Il tutto viene reso ancora più debole dal copywriting scelto: un minuto di spot per dirci che “Questa è casa mia, è casa nostra. Noi, fare per Faenza, insieme”.
Roba da far gelare il sangue. Si spera che il wannabeSindaco sia in grado di coniugare i verbi meglio del suo copy (senza contare che far pronunciare “fare per” in uno spot con 12 parole a una persona con un difetto di pronuncia sulle erre è volerle decisamente male).

Veniamo alla controparte, Giovanni Malpezzi. La realizzazione è decisamente amatoriale, immagini traballanti, colori da telecamerina cheap, videografica troppo invasiva. Anche in questo caso appaiono volti (non di gente “così comune” come nel caso precedente, piuttosto una carrellata fra alcuni dei sostenitori “top” del candidato, che vengono presentati insieme ad alcuni concetti chiave identificativi della campagna. L’effetto visivo è davvero avvilente, ma i messaggi sono sufficientemente ben concepiti da essere chiari e rimanere impressi.
La seconda parte del video (la durata è sempre attorno al minuto) è inquietante. Primo piano del candidato sindaco, evidentemente non avvezzo alla telecamera e sicuramente mal consigliato da qualcuno, circondato da un alone bianco che sfuma nella videografica. Sguardo spiritato. Incedere di pseudoviolini paraceltici, poi la voce, ripresa con un microfono che neanche le registrazioni della più malmessa garageband di quartiere. Inguardabile. Di tutto si salvano i testi e la volontà di raccontarci il perché l’elettore di centro sinistra dovrebbe votare lui e non il concorrente.

C’è poi da notare che sia De Tollis che Malpezzi usano la parola “insieme” (di per sé già più che abusata): “Noi, fare per Faenza, insieme” (De Tollis) e “Insieme per cambiare” (Malpezzi)

Insomma, la comunicazione politica locale si adegua ai tempi, ma davvero bisognerebbe tentare di capirli i mezzi di comunicazione, prima di usarli così, un po’ a caso.

Gita fuori porta

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Succede così, per caso, che un pranzo familiare domenicale riservi momenti di inaspettata autentica magia.
Gita fuoriporta, in cima alle colline imolesi, sopra Castel del Rio, a Giugnola, paesino per metà toscano e per metà romagnolo (quasi in odore d’emilia si direbbe). Classica osteria, classico menù, qualità davvero sopra la media, impreziosita da un tocco toscano (leggansi fiorentina davvero notevole).
Fuori un po’ di nebbia, l’autunno, i castagni.
Decido di prendere una boccata d’aria, indosso la mia capparella, cappello, carico la pipa e esco. Dall’altra parte della strada, la parte toscana, un portone aperto. Di fianco una buchetta postale in ghisa che reca lo stemma dei Savoia e la dicitura “Regie Poste”. Dentro luce soffusa e un mondo in miniatura che pare uscito da un libro di gnomi: casette, balconcini, microscopici scarponi, valige, pipe… tutta terracotta lavorata a mano con perizia e amore, lontano da mode e cliché.
Si avvicina il creatore di tanta meraviglia, montanaro, sguardo fiero, un po’ di barba bianca, comincia a spiegarci che è la sua passione, che non vende nulla, che è contento di mettere in mostra i suoi lavori, di dare al paese (davvero minimo) il suo contributo, perché chi capiti da quelle parti si porti a casa un bel ricordo. E ci invita a tornare anche nella bella stagione, quando, in occasione della festa del paese, si cuoce il pane nel forno comunale, ricostruito con i soldi pubblici e privati; quando racconta di queste cose ti pare di sentire il profumo del pane appena cotto, di sentire il rumore della crosta fragrante che si spacca.
E così davvero ci portiamo a casa un pezzo di quella romagna/toscana montanara che per fortuna lotta con tutte le forze per non morire.
ps
In città invece accadono cose di cui è meglio tacere. Almeno per il momento.

lavoro 2.0 (alle volte pare molto 0.5prealpha)

Si torna dalla sbornia (in ogni senso ;) ) IABforum09 e si riaffronta la realtà.
Allo IAB, nei corridoi, con gli amici, si è parlato anche di stage, di lavoro gratuito e altre amenità.
Hikari per altro ne ha scritto già settimana scorsa qui.
E su FF oggi trovo un altro geniale annuncio:
“Per inserimento stage, stiamo cercando giovani con forti motivazioni, capacità di lavorare per obiettivi , spirito esplorativo, voglia di impegnarsi e crescere,attitudine al problem solving e al teamwork in un gruppo stimolante ed eterogeneo.

Formazione richiesta:
web/graphic designer, con forti attitudini web surfing e ampia conoscenza delle novità web.

Conoscenza software rishiesta:
Photoshop, Illustrator, Flash, Html,
(apprezzata anche la conoscenza di xpress/indesign, final cut e aftereffects)

Manda una mail con il cv e il link al tuo portfolio on-line”

Ottimo per un web designer stagista. Mi fate schifo. Scusate, ma quando ci vuole ci vuole.

AntiVirAdvWTF?!?

antivirwtf

secondo voi cosa volevano dirmi?!

manoscritti…

Finalmente è successo. Da diversi anni ero a conoscenza dell’esistenza di un manoscritto dal titolo “Memorie Faentine – dalle origini al 1650″, conservato nel caveau della nostra biblioteca cittadina.

E da diversi anni ero roso dalla curiosità, perché quel manoscritto (da quel che so di età incerta, probabilmente metà 700) sembra sia stato vergato da tale Alessandro Grazioli: un mio omonimo dunque, e molto probabilmente un mio avo, visto che a Faenza la linea dei Grazioli sembra sia stata unica e continua dal 1400 in qua.

Capirete dunque il motivo di tale curiosità; il caso vuole che una volta tornato a Faenza dopo qualche anno di assenza mi proposi di andare alfine a visionare il volume, e proprio in quell’occasione ho scoperto che la biblioteca era in ristrutturazione, ma che probabilmente sarebbe stata riaperta di li a pochi mesi.

Pia speranza, la biblioteca è stata riaperta qualche settimana fa, con un ritardo, se non vado errato, di più di un paio d’anni.

Comunque sia finalmente stamattina ho potuto soddisfare questa mia curiosità… Anche perché, nonostante io lavori a 50 metri dalla biblioteca, c’è da osservare che la stessa fa orari, come dire, piuttosto incompatibili con qualsiasi lavoro da ufficio, ma questa è un’altra storia.

Tralasciamo pure la bruttezza degli arredi moderni, davvero poveri e tristi, che davvero fanno a pugni con le vecchie librerie in noce massiccio; di fatto finalmente ho messo le mani su questo benedetto manoscritto.

L’emozione è stata davvero grande. La carta sottile, la scrittura fine, precisa, comprensibile, il silenzio.

Non avevo molto tempo, e mi riprometto di tornare a studiare più a fondo il documento, che da quanto so, praticamente non è mai stato studiato con attenzione, ma ho voluto spulciare qua e là alcuni degli avvenimenti clou della Faenza rinascimentale, come l’uccisione di Galeotto, raccontata nei più fini dettagli (compresa la relazione, non con Cassandra Pavoni, ma con un frate di dubbia moralità), oppure le scaramucce durante l’assedio del Valentino.

L’attendibilità di tali racconti è ovviamente dubbia, ma il fascino di avere un documento fra le mani vergato di pugno da un tuo antenato, per di più omonimo, è davvero irresistibile…

Stagisti.

Annuncio di Tre Italia.

Non vorrei sembrare disfattista. Anzi sì.

Ritengo che dietro la parola “stagista” si nasconda una realtà assai più becera, molto più simile allo schiavismo, che altro.
Prendiamo ad esempio, e sicuramente non è neanche il peggio, “l’offerta” di Tre, per uno stagista “WEB COMMUNICATION”.
Si chiede:

“Stiamo cercando una risorsa che, inserita nell’area Web Communication, si occupi di gestire in maniera produttiva e tempestiva i contenuti di un sito web in base alle esigenze aziendali, interfacciandosi con le altre aree e funzioni e sviluppando capacità di analisi e sintesi espressiva.”

Già di base si notano delle contraddizioni: difficilmente posso mentalmente associare lo stage in azienda con una risorsa che “si occupi di gestire in maniera produttiva e tempestiva” alcunché, altrimenti non sarebbe uno stage; normalmente uno stagista dovrebbe affiancare una risorsa esperta in modo da apprendere e nel contempo coadiuvare l’attività della risorsa in questione.

Poi l’annuncio va sullo specifico, lo stagista si occuperà di:

- Web design e gestione dei contenuti attraverso sistema CMS
- Creazione di interfacce web interattive e multimediali
- Sviluppo creativo di strategie di comunicazione attraverso i linguaggi del web
- Monitoraggio degli accessi ai siti di 3 Italia

Estiquatsi dice “Bello stagista”

Chiaramente “lo stagista” deve conoscere html, i pacchetti adobe – che ovviamente si suppone abbia crackato, altrimenti come cazzo fa a conoscerli – avere flessibilità, talento creativo, motivazione e precisione – e – ovviamente – essere laureato, tanto ormai una laurea non si nega a nessuno.

Tutto questo a fronte di cosa? 775Euro Lordi Mensili (+ buoni pasto e navetta dalla fermata metro). Per 3 mesi, eventualmente prorogabili.

Chiaramente l’annuncio non fa cenno ad un percorso di formazione interno all’azienda, o ad un tutoraggio (il che non esclude che ci sia, ovvio).

Secondo me questa si chiama ricerca di personale pseudoqualificato a prezzo irrisorio, onde tappare buchi. Ed è, sempre a mio parere, una vergogna.

Invito tutti coloro che si trovano di fronte alla scelta se mandare il cv o meno in risposta a “offerte” di questo genere, a fare altro, chessò, tipo il commesso al supermercato, lavoro non qualificato, ma almeno pagato un migliaio di euro pulite per 14 mensilità. E se ci tenete alla vostra professionalità coltivatela nel tempo libero, non svendetela ad un sistema che assomiglia allo schiavismo.

Riprendiamo…

Eccoci qua, dopo svariati mesi. Tante cose son successe, molte altre succederanno.
Per il momento accontentatevi di questo:

La mia professione. Di necessità, scarsa virtù, dico io. Già un decennio fa c’era chi mi chiamava (ed era Sofia Postai, mica cazzi) “anfibio”, a cavallo fra design e tecnica, perso fra la necessità di mettere mano a codice e db (php, perl, asp, mysql, oracle…) e l’indole ad occuparsi di progettazione d’interfacce, usabilità, user experience.

Son passati dieci anni, molti lavori, alcune città. Faenza, Milano, Bologna, Modena, di nuovo Faenza, di nuovo a casa.

Tanta esperienza, poche soddisfazioni, lavorativamente parlando. In compenso, oltre che di design e codice, mi è toccato d’occuparmi di sistemistica, di approccio commerciale, di marketing, di tecnologie di streaming, di tecnica del dvd. Spesso tutt’assieme, s’intende.

Qualche anno fa mi immaginavo che “invecchiando” mi sarei specializzato, avrei lasciato da parte alcune delle competenze -magari quelle più tecniche- per concentrarmi su altro. Pia speranza.

Ora lavoro in una bella -piccola- realtà. Un’agenzia di comunicazione che si occupa unicamente di aziende moda. In crescita.

Di fatto sono il “responsabile web”. O meglio. L’unico che segue il mondo web per i clienti. Tutto. Dal progetto di presenza online (sito, blog, facebook, twitter, permission marketing, etc etc) alla realizzazione dello stesso, grafica, programmazione, contenuti, mantenimento, approccio ai social network, realizzazione delle newsletter…

Sinceramente. Comincio ad essere stanco. Mi piacerebbe avere una professione. Una.

ps. sì, lo stipendio è quello solito, appena sotto la media. perlomeno vado in bici a lavorare e i colleghi son fantastici ^_^.

buon 2009!

Eccoci qua, dopo un periodo assai intenso e “disconnesso bloggalmente”, torno a molestarvi con inutilità e facezie varie.

Come molti di voi sanno il 2008 si è chiuso col botto, in casa Morloi: io e Silvia abbiamo infatti deciso di sposarci, chiaramente in grande stile, se no che gusto c’è?

Così appena terminata la II edizione di Storie d’Arme ci siamo buttati a capofitto in questa nuova e meravigliosa avventura: perché non organizzare un matrimonio medievale, da cima a fondo? (ok ci sarebbero almeno un milione di motivi, ma appartengono al mondo della ragione, che di solito rifuggiamo come la peste).

Detto fatto (beh, quasi), location esclusive trovate e accapparrate (Pieve del Tho – deliziosa pieve romanica IX secolo Brisighella – per la cerimonia e Rocca di Riolo Terme – XV secolo, manfreda fino all’osso – per il ricevimento), sarta rapita e costretta a lavorare peggio di un intero laboratorio stracolmo di cinesi, amici avvisati, parenti pure (e si è scatenato il delirio da “ricerca abito storico”), allestimenti pensati e realizzati grazie all’aiuto dell’inesauribile Rita, cibo e “catering a tema” recuperato… insomma è stata “quasi” una passeggiata. ho detto quasi.

Comunque è stata davvero una giornata – ovviamente – indimenticabile.

Sono davvero troppe le persone che vorrei ringraziare, a cominciare da Rita e Claudio, dai marozziani tutti, davvero insostituibili, dagli amici e parenti che si son lasciati coinvolgere e hanno giocato, e chi mi conosce sa il valore che do alla parola “gioco”, con noi il gioco più bello.

Tenete conto che  su 200 invitati più del 70% era in costume…