Della comunicazione elettorale locale

A Faenza siamo in pieno marasma da campagna elettorale (primarie centrosinistra – sic) e i candidati (Luca de Tollis e Giovanni Malpezzi) stanno sfoderando tutte le possibili armi, con risultati alle volte piuttosto comici.
Prendiamo ad esempio i due spot elettorali, pubblicati su facebook e youtube e programmati sulle tv locali:
Luca de Tollis

e Giovanni Malpezzi

Nel primo caso la realizzazione tecnica del video – riprese e montaggio – è di qualità sicuramente professionale; l’idea è la solita, trita e ritrita, tipica della comunicazione politica degli ultimi anni: i volti della gente, i lavoratori, tutti felici, la famiglia, etc etc etc. Un po’ “due palle” insomma. Un minuto e passa di spot senza fare un accenno anche solo minimo al proprio pensiero politico.
Potremmo definirlo “approccio emozionale”.
Una scelta discutibile, anche perché visto che sono primarie di partito/coalizione, si suppone che gli ideali, l’immaginario, “l’emozione” dei due candidati non sia poi così distante (entrambi per altro di area cattolica con famiglia numerosa).
Il tutto viene reso ancora più debole dal copywriting scelto: un minuto di spot per dirci che “Questa è casa mia, è casa nostra. Noi, fare per Faenza, insieme”.
Roba da far gelare il sangue. Si spera che il wannabeSindaco sia in grado di coniugare i verbi meglio del suo copy (senza contare che far pronunciare “fare per” in uno spot con 12 parole a una persona con un difetto di pronuncia sulle erre è volerle decisamente male).

Veniamo alla controparte, Giovanni Malpezzi. La realizzazione è decisamente amatoriale, immagini traballanti, colori da telecamerina cheap, videografica troppo invasiva. Anche in questo caso appaiono volti (non di gente “così comune” come nel caso precedente, piuttosto una carrellata fra alcuni dei sostenitori “top” del candidato, che vengono presentati insieme ad alcuni concetti chiave identificativi della campagna. L’effetto visivo è davvero avvilente, ma i messaggi sono sufficientemente ben concepiti da essere chiari e rimanere impressi.
La seconda parte del video (la durata è sempre attorno al minuto) è inquietante. Primo piano del candidato sindaco, evidentemente non avvezzo alla telecamera e sicuramente mal consigliato da qualcuno, circondato da un alone bianco che sfuma nella videografica. Sguardo spiritato. Incedere di pseudoviolini paraceltici, poi la voce, ripresa con un microfono che neanche le registrazioni della più malmessa garageband di quartiere. Inguardabile. Di tutto si salvano i testi e la volontà di raccontarci il perché l’elettore di centro sinistra dovrebbe votare lui e non il concorrente.

C’è poi da notare che sia De Tollis che Malpezzi usano la parola “insieme” (di per sé già più che abusata): “Noi, fare per Faenza, insieme” (De Tollis) e “Insieme per cambiare” (Malpezzi)

Insomma, la comunicazione politica locale si adegua ai tempi, ma davvero bisognerebbe tentare di capirli i mezzi di comunicazione, prima di usarli così, un po’ a caso.

AntiVirAdvWTF?!?

antivirwtf

secondo voi cosa volevano dirmi?!

Io amo l’Italia…

“Io amo l’Italia, io volo Alitalia”

Il nostro mirabolante premier si è dato al marketing puro, e nella sua immensa generosità ha voluto regalare ad Alitalia ciò di cui aveva più bisogno: un payoff.

C’è da dire che è da anni che la politica e ciò che le sta intorno ci si mette di impegno per riuscire ad uniformare la comunicazione del nostro belpaese.

Come non ricordare il “marchio del turismo per l’Italia”, detto anche “il temibile cetriolo assassino”:

[da considerare che il sopraccitato logo è costato circa 100.000 euro...]

Oppure il mirabolante “pliiiis visit italiii” di Rutelli:

[vorrei conoscere chi gli ha scritto il testo... uno dei video virali involontari più riusciti degli ultimi anni]

Ma il non-plus-ultra è sicuramente il portale italia.it, che è riuscito a bruciare una quantità di milioni imbarazzante, e forse rimarrà anche agli annali per come è sparito in un lampo. Ma tranquilli, ora se ne occupa la Brambilla.

Allora. Qualcuno dica al premier che “Io amo l’Italia, volo Alitalia” non è brutto, fa schifo. Non solo, è pure vecchio: ricordate i mitici adesivi pro-fiat “io viaggio italiano”?

Non solo. Mi sembra che in un momento come questo, dove la parte giovane e “attiva” del paese sta meditando una emigrazione di massa celere e indolore, sia poco opportuno fare leva sull’orgoglio nazionale per salvare Alitalia.

Mi parrebbe più opportuno trovare un compratore, e magari pure una strategia aziendale che porti Alitalia il prima possibile lontana dalle logiche statali e stataliste.

Poi probabilmente sbaglio. C’è sempre un’alternativa Cavaliere: registri un bel messaggio in inglese e lo metta su Tu-Tubo: “Pllllllllllllliiiiiiiiiiiiiiiiis bai Alitaliiiiiiaaaaaa, pliiiiiiiiiiiiis…”