Minardi piglia tutto? C’è da tremare.

Kaboom!
Ancora una volta il turbolento panorama politico faentino ha fatto il botto. Nel brodo primordiale di liste e listarelle, candidati scialbi o votati alla disgiunzione cosmica del voto, con Malpezzi che dopo l’exploit delle primarie si ritrova sempre più debole, giorno dopo giorno, tirato per la giacchetta in ogni direzione fuorché quella giusta, il centrodestra, che sembrava allo sbando, si ricompatta dietro a un pezzo da novanta: Giancarlo Minardi, già famoso patron del team faentino di F1.

Mica roba da ridere, eh. Minardi è un nome estremamente conosciuto, industriale, volto nazionale e internazionale, dal passato fiscale non proprio limpido (ma mi dicono che nel mondo dello sport le fatturazioni false sono un obbligo, fuck), capace davvero di raccogliere preferenze in ogni fascia della popolazione.

Dall’altra parte il delirio più assoluto. Malpezzi doveva diventare il candidato ufficiale del PD, ma il PD l’ha digerito malissimo, e, come al solito, prosegue in una politica che sembra votata all’autodistruzione.
Laboratorio Faenza, in parte ex o ancora Pd, in parte cooperative bianche a gogo, non ci sta ad annullarsi nelle liste del Pd, per cui presenta una sua lista a supporto di Malpezzi.
Anche Casadio, a suo tempo, aveva in appoggio una lista civica, ma era un pro forma, dettato più dalla moda del momento che altro; tant’è vero che il risultato elettorale fu ridicolo. In questo caso invece le due forze, Pd e Laboratorio Faenza, hanno rapporti di forza per nulla chiari, rapporti di ideali e intenti ancora meno chiari, e questo complica ulteriormente la formazione di alleanze.
Fino a ieri il centrodestra, disunito quanto il centrosinistra, faceva poca paura. E in ogni caso, già in una situazione non perniciosa, Malpezzi cercava di intercettare pezzi di UDC, partito dalla coerenza a dir poco sfuggente.

Figuriamoci ora. Minardi guida (è il caso di dirlo) un centrodestra di nuovo riunito, le listarelle (come Faenza che Vuoi e i Grillini, ma anche la Sinistra) sicuramente non appoggeranno il centrodestra. L’IDV non può essere l’ago della bilancia, perché anche se presentasse un suo candidato sindaco, al momento del sempre più probabile ballottaggio, non sosterrebbe di certo il centrodestra.

Per cui l’unica forza in grado di spostare da una parte all’altra qualche cosa (e liberissima di farlo, visto come stanno andando le cose alle regionali) è l’UDC, o meglio, i due tronconi dell’UDC, Polis e il resto.

Potrebbe davvero non essere irrealistica l’ipotesi di una riappacificazione in casa UDC, per contare ancora di più.

Quel che non sfugge, o perlomeno non sfugge a me, è che questa è davvero la configurazione più odiosa: il centrosinistra è diventato ricettacolo di mille particolarismi cattolici, spesso intransigenti e a tratti estremisti, l’anima laica completamente annullata – pensiamo a IDV e Sinistra che, come abbiamo visto, al momento, a prescindere dai risultati elettorali, valgono come il due di picche.

Quindi? Quindi è praticamente certo che Minardi e Malpezzi vadano al ballottaggio, ed è altrettanto probabile che Minardi vinca; se poi si realizzasse l’ipotesi, per fortuna non così semplice, di una lista congiunta Lega e PDL, ci troveremmo con un “partitone-alleanza” in grado di prendersi il premio di maggioranza e fare il bello e il cattivo tempo.

La colpa di tutto questo è, a mio modestissimo e personalissimo parere, totalmente a carico del PD. Il progetto, a livello nazionale fallimentare, si è rivelato a Faenza disastroso.
Assoggettato a logiche di spartizione delle poltrone e del potere, incapace di risolvere le proprie tensioni interne, arrogante, per nulla desideroso di confrontarsi con i propri alleati per delineare una politica comune e un nome davvero spendibile per questi anni difficili che ci aspettano, si è arroccato nella finta democrazia delle primarie.
Dalle primarie ne è uscito a brandelli, distrutto e ancora più rancoroso. Eppure non può tornare indietro, non può cercare alleanze serenamente sulla base di programmi e persone, è costretto a mendicare punti percentuali in modi che neanche ai tempi del più becero PSI e della più cinica DC…

Consentitemelo. Che schifo.

Avevo intenzione…

Avevo intenzione di scrivere, come d’uso, un post di fine anno. Poi ho desistito. Vorrà dire che scriverò un post d’inizio anno.

Partiamo dalla politica locale, che negli ultimi mesi ha tenuto banco da queste parti. Ci sono state le primarie (PD, centrosinistra? il dubbio permane), sono andate come qualcuno non si aspettava che andassero. Ha vinto l’”outsider” Malpezzi. Outsider centrista “sociale”, con forti spinte cooperativistiche; molti, compreso il qui presente, nutrivano forti dubbi, proprio in merito agli “sponsor” che hanno spinto Malpezzi in questa campagna elettorale.

Però… però Malpezzi ha saputo convincere, riuscendo a fare quello che il candidato ufficiale PD si è rifiutato anche solo di pensare, cioè una coerente analisi della situazione faentina, evidenziando i problemi e cercando di proporre (per ora sulla carta) alcune soluzioni, decisamente vicine al pensiero dell’elettorato.
Malpezzi ha il merito di aver affrontato la campagna elettorale senza quell’arroganza da vincitore predestinato che invece ha pervaso l’intera campagna di De Tollis; inoltre Malpezzi ha saputo (piuttosto scaltramente) smarcarsi da alcuni temi caldi così cari ad alcuni dei suoi sponsor, in primis la questione termovalorizzatori: visto che sicuramente la Caviro ha avuto un peso non indifferente nella candidatura Malpezzi, tutto ci si aspettava fuorché una dichiarazione netta e precisa contro nuove “caldaie” sul territorio (vista nel faccia a faccia su Tele1 Faenza).
De Tollis ha avuto l’appoggio di praticamente tutta l’intellighenzia culturale faentina; appoggio a mio parere piuttosto miope, ma certamente motivato dalla volontà di continuità nella politica culturale comunale.

In questi dodici anni abbiamo assistito al consolidamento acritico delle posizioni di alcuni enti e persone, che di fatto hanno fatto il bello e il cattivo tempo nella cultura faentina, facendo bene molte volte, ma combinando grossi disastri tante altre (ad esempio la questione FAC…); sicuramente, che diventi Malpezzi sindaco o meno, le cose in questo campo son destinate a cambiare pesantemente (speriamo in meglio…).
Di fatto l’elettorato di centro sinistra del PD faentino ha dato un segnale davvero forte, che ancora una volta penalizza le scelte del partito.

Io non sono assolutamente favorevole alle primarie. Tutt’altro. Secondo me fare le primare per trovare il candidato sindaco del centro sinistra (PD?) a Faenza ha un solo significato: la sconfitta della politica, nel suo più alto significato. Il PD faentino non ha saputo e soprattutto voluto trovare al suo interno e con gli alleati una mediazione, una sintesi, ha completamente abdicato al suo ruolo, alzando le mani e gridando “Fate voi, che io non voglio sapere niente!”.

Questa non è democrazia, è semplicemente inettitudine al proprio ruolo.
Ovviamente rimane una mia considerazione.

Ma torniamo alle cose più facete: l’anno è finito, sono tornato a sciare dopo tredici anni, io e la mia adorata moglie abbiamo festeggiato il primo anniversario, e per l’occasione le ho regalato una Lomo Fisheye. Questi i primi risultati ^_^
A presto!

Primarie? Le spese per le campagne elettorali? L’indipendenza?

Torno a parlare di politica locale, mi sa che nei prossimi mesi sarà argomento costante.
Dunque. Per ora a Faenza abbiamo due candidati sindaci per il centro sinistra: uno “ufficiale”, PDapproved, Luca de Tollis, origini Verdiste, fino a poco tempo fa segretario del PD faentino, e uno “indipendente”, fortemente voluto da Laboratorio Faenza, movimento nato da un’ala “eversiva” della Margherita faentina, Giovanni Malpezzi.
Non voglio scendere ora nel particolare delle due figure e dei movimenti/partiti che li sostengono: comunque sia il PD ha deciso di forza le regole e le date per le primarie (del PD? del centrosinistra? di mammalamumma?) e ora si è scatenata la campagna elettorale.
Ebbene sì. Con questa storia, davvero grottesca e fintamente democratica, delle primarie, ora ci tocca anche subire il doppio della campagna elettorale. Cartelloni, video, siti internet, cene, incontri. Un bello sforzo. Davvero. Poi dal 13 dicembre si riparte da capo.
Dunque. Per fare una campagna elettorale servono soldi. Tanti, anche per una piccola città come Faenza. Servono agganci, servono persone, molte volontarie, sicuramente alcune pagate.
E tutto questo, badate bene, non per una volontà democratica, ma semplicemente per l’incapacità e la non volontà a cercare una vera sintesi forte, in grado di unire le forze politiche del centro sinistra (per altro manco interpellate dal PD in tutta questa fase).
Ma ormai è andata così. Allora vien da chiedere ai due candidati di sforzarsi almeno, vista la situazione economica, di essere davvero parchi in questa “campagna elettorale”, che durerà ancora un mese, e di rendere pubblici TUTTI i finanziamenti ricevuti e le relative spese, in modo da capire veramente quanto indipendenti siano. Perché si sa, chi paga prima o poi chiede il conto, figuriamoci chi paga due volte.
PS
L’ultimo post del blog di De Tollis recita:

Il derby Faenza-Imolese
Ieri pomeriggio Luca de Tollis era presente allo stadio Bruno Neri ed ha assistito al derby Faenza-Imolese, ecco il commento a fine partita:
“Ho visto un Faenza indomabile e generoso che per due volte ha rimontato la partita e che, se l’arbitro non avesse visto (unico in tutto lo stadio!) un rigore inesistente a favore dell’Imolese, avrebbe sicuramente e meritatamente vinto la partita. Forza Faenza!”

brrr. argomenti forti. ho i brividi.

ancora politica, ancora Faenza

Sì, lo so, non era mia abitudine parlare così spesso di politica. Almeno non così direttamente.
Però le cose cambiano. Sta di fatto che dopo la burrasca del 15 ottobre e conseguente mie lettera (curiosamente coincisa con la bagarre a seguito dell’inchiesta MicroMega sull’IDV), alcune cose si sono mosse: il gruppo IDV Faenza fortunatamente non si è sfaldato, almeno non ancora. Sia chiaro, non che si sia risolto tutto, ma almeno si è deciso di continuare a lavorare sul programma, di presentarlo a tutte le forze politiche di centro sinistra -e non quindi unicamente al PD, che peraltro a Faenza non è particolarmente unito – e vedere quel che accade.
Non è esclusa l’ipotesi di una lista civica; a quel punto sarò “il partito” a decidere. Se dirà di no ne trarremo le -estreme- conseguenze.
Nulla è risolto insomma, ma al momento nulla è perduto.
Il programma per altro è già delineato e sarà curioso sentire quel che avranno da dire i vari attuali “candidati sindaci”.
Insomma. Noi ci siamo.

Politica.

Capita dopo anni di appassionarsi nel fare polis, in vista di elezioni amministrative importanti ma assolutamente scontate.

Capita di avvicinarsi a una forza politica, di trovarsi in assemblea con persone capaci di intendere e volere, veramente distanti da ogni logica di palazzo, da ideologie preconcette.

Persone concrete, belle e con idee.

Capita di decidere, assemblearmente, senza pressioni e ragionamenti “di convenienza”, di intraprendere una strada difficile e in salita, ma giusta e sacrosanta.

Capita in due ore e mezza di discussione di non avere mai sentito una voce sovrastarne un’altra; capita persino di vedere dita alzate, di ascoltare in silenzio con attenzione ogni idea e intervento.

Capita di fare politica. Vien da dire finalmente.

Ecco un altro esempio della bella gente che il simpatico Benedetto si è tirato in casa ricucendo lo scisma Lefevbriano.

“Gli stati occidentali devono riconoscere Gesù Cristo come loro capo, perché tutto il potere viene da lì, dalla croce. E il compito della Chiesa oggi dovrebbe essere quello di porre rimedio ai danni fatti dalla rivoluzione francese, prima, e dal Concilio Vaticano II, poi. Il Concilio ha ratificato quello che avevano fatto i francesi, ovvero togliere alla Chiesa ogni funzione politica. Io dico che Gesù non è un soggetto politico, ma anche la sovranità terrena viene da lui.[...]L’islam è solo il mezzo usato dai poteri forti e dalla massoneria ebraica per mettere sotto scacco i valori cattolici e scardinare le tradizioni della nostra società. Usano l’islam perché non possono attaccarci direttamente. Ma la sfida non è ancora persa”
Don Floriano Abrahamowicz

Mah. Son cose che fan quasi pentire di essersi sposati in chiesa. Anzi no. E’ che fa schifo lasciare in queste becere mani valori e funzioni che dovrebbero avere ben altra levatura. Mi piacerebbe vedere in piazza i Cristiani veri a fare casino nel Tempio, come fece Gesù, che davvero era un rivoluzionario, mica cazzi, che il buonismo da due soldi di PapaBoys et similia non si addice a chi professa il Vangelo.

Ma è un sogno.